sabato 3 marzo 2012

SILVIUCCIO IL PRESCRITTO DI DIO....







Da circa tre anni non scrivevo più articoli, perché non so più che altro scrivere. È tutto così lampante: la soppressione della democrazia, la crescente polarizzazione sociale ed economica tra poveri e ricchi, la rovina dello Stato sociale, la privatizzazione e con essa la monetizzazione di ogni ambito di vita (dell’istruzione, della sanità, dei trasporti pubblici ecc.), la cecità di fronte all’estremismo di destra, lo sproloquiare dei media, che parlano senza sosta per non dover parlare dei problemi reali, la censura scoperta o mascherata (ora come rifiuto diretto, ora sotto forma di audience o format) e tutto il resto.

Gli intellettuali tacciono. Dalle università non si sente nulla, nulla dai pionieri del pensiero, qua e là qualche sporadico baluginio, poi di nuovo il buio.

Posso solo ripetere il luogo comune: i profitti vengono privatizzati, le perdite socializzate. E vorrei poter citare dei controesempi.
http://lettura.corriere.it/debates/la-mia-germania-post-democratica/
(Stefano)
Gli intellettuali tacciono. Dalle università non si sente nulla, nulla dai pionieri del pensiero, qua e là qualche sporadico baluginio, poi di nuovo il buio.
Posso solo ripetere il luogo comune: i profitti vengono privatizzati, le perdite socializzate. E vorrei poter citare dei controesempi.http://lettura.corriere.it/debates/la-mia-germania-post-democratica/(Stefano)



ODE A SILVIUCCIO...

.
Silvio, rimembri ancora
quel tempo di tua vita mortale,
quando montagne i soldi tu facevi
che poi solevi
ammucchiar con le pale.
Erano tanti e da amici solerti.
furtivamente, ti venivano offerti .
Accumulavi soldi come un Creso
mettendo poi nel sacco i tuoi dobloni ,
Qualcuno, ahime' , credette aver visioni
quando scendesti in campo e fosti preso,
ma prendesti noi tutti .. pei cog....i
Scendesti dunque, in campo,
circondato,da gente del tuo stampo,
l' Italia intera per poter gabbare,
e niuno ebbe piu' il corggio di fiatare
Tra gaffe, barzellette ed intrallazzi,
per gli italiani inebetiti e pazzi,
con leggi ad ufo, ti desti un gran strafare,
e nessuno riusci' , piu' te frenare .


e tu, convinto ormai d'appartenere
a una genia di martiri e di santi ,
avendo rincitrulliti tutti quanti,
gia' ti vedevi, sul COLLE ad abitare.

Ricco egli e' gia', disser tutti in coro,
non ruba: manterra' certo decoro.

Tutti a tacer mettesti:
la sinistra depressa e inviperita ,
dal segretario Letta imbastardita,
si scordo' la ragione., rincitrullita
e poi tutta affannata
si ricordo' di dover salvar la vita!
Le prospettive poi si fecer nere ,
ma al popol bue non fu dato sapere.

E tu.. per non finir in prigione,
pezzo per pezzo volesti smontare
il sacro libro : la Costituzione
invece di andartene in pensione.

Tanto, i pollastri divenuti imbelli
si lasciavan prender pei fondelli.
Col rosso pelo sopra manifesti,
tu ....unto dal signore..... ti dicesti.

Ovunque apparve il cranio tuo gia' calvo,
ma ,col trapianto, ti credesti in salvo.

Cio' che contava era far notare
il tuo faccione sul video e poi bucare
tutti i canali da schermi televisti:
Con strati di cerone ti accanisti.
,
Qualcuno s'azzardo' a pensar male.....

Qualcuno oso' gridare: lo si arresti.....
Odiai il tuo viso, i tuoi maldestri gesti,
la voce tua e il sorriso tuo ferale.

Chiaiato fosti ovunque :" grande polpo"
e al popolo ......ita' g ' liano ....facesti colpo,
con cento denti, allineati in bocca.
Tacqui per poco: guai a chi ti tocca.

Povere anime sante, incartapecorite
dalla pubblicita' rese smarrite,
gli ' italioti ' di tutte le regioni,
ti doveron sorbir a pecoroni,
e molti ancor non sentono ragioni.

Alla ricerca vana di successi,
talvolta anche se un po' perplessi,
trascorsero gli anni a lor concessi
nell' inutile attesa dei processi,
Molti , ingordi, pero' e affatto sazi
della democrazia distrutta e sparsa....
e istupiditi, dalla tua comparsa....,
soltanto tesa ad occupare gli spazi,
applaudivano invero i tuoi sermoni
a bocca aperta, come dei salmoni.

Pochi vedon la tragedia che s' avanza:
e s'affannano a riempire la lor panza...,
Chi dai media di regime ipnotizzato
guarda il portavoce imbellettato. ...
Chi s'accapiglia a spaccar capello
chi si diverte con farse sul tuo "vello".

Tu polemizzi: " Fino a che vivo io
restero'in pista, a piacere mio !"
Tra gaffe, barzellette ed intrallazzi:
lanci l'affondo ed i processi ammazzi..
.e nessuno ti blocca... e qui son ca..i !!!!

Porgo le orecchie al suon della tua voce,
alla tua lingua, al tuo gesto veloce
imperversante su schermo giganteIo,
la vecchietta, sul verone stante
basita ,ahime', dal cranio tuo ..cangiante,
dall' Italia piegata a pecorone
e non riesco a farmene ragione
che tanti cani , attaccati all'osso,
forse , temon di saltare il fosso
,Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno
Mi si lasci sfogare orora appieno!
Per cominciar, dichiaro che non posso
sopportare quel pelo tutto rosso!
Ormai soffro di cronico disgusto ,
piego in avanti , incontrollato,
il busto: ho un pensiero soltanto ricorrente,
che pervade mia mente assurdamente .
"Con nero sacco della spazzatura,
perche' coprivi il viso tuo, con cura?"
domandavi a noi, dopo lo smacco :
"perche' tant' odio?
e' contro me l'attacco ?
"Se mi consenti, commento in un balen
o con qualche rima, l'improvvida calata

che tu facesti: " Deh! rendici almeno cio'
che pria dell' infausta tua passata
noi credevamo aver assimilata!
La patria bella sembra ormai perduta.
Senza Legge, l' Italia è ormai fo.....a !

Da te e i tuoi sodali, solo inganni -
lascieranno l' Italia negli affani.
Questa e' la sorte che con i tuoi amici
riservate a noi poveri infelici?
Or non dimenticate: ogni onta subita
prima o poi, va lavata con la vita!


E gia' ti vedo oramai : "sogno o sono desto?
da chiuso morbo combattuto e pesto.
chiamato a presentarti all' Eterno -
pria che le erbe inaridisca 'verno....
Che poi, se ti ricordi: umana sorte
( dove t'en vai , quando è vicina morte?)
A te d'inferno s' apriran le porte
e non potrai portar con te le scorte.

Tu gia' il sapevi: tomba decorata
da tempo aspetta in villa ricercata
tra le tombe fenicee, la più bella :
opera imperitura di CASCELLA.....
l'anina tua, lì posera' refrigerata -
tra palle e tra compassi rimpinzata.

e Letta zio , dal Colle in Campidoglio
unico al mondo, mostrera' cordoglio.

.


domenica 4 settembre 2011

ORRORE A NAPOLI


Mala Italia

Camorra, ora il Pdl trema

di Claudio Pappaianni

Luigi Cesaro, uomo forte
di Berlusconi in Campania
e re della spazzatura,
è ufficialmente indagato
per i suoi rapporti con
la cosca dei Casalesi.


Un'inchiesta che potrebbe terremotare un intero sistema di potere
(13 luglio 2011) Luigi Cesaro

Indagato per camorra: Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli con l'accusa di aver avuto rapporti con il gruppo dei Casalesi capeggiato da Francesco Bidognetti per mettere le mani su un affare immobiliare da 50 milioni di euro.

Lo riferisce l'edizione odierna de 'Il Mattino', con un articolo a firma di Rosaria Capacchione, la giornalista che da due anni vive sotto scorta per le minacce subite dai boss del clan dei Casalesi.

A chiamare in causa il deputato vicino al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è l'avvocato Michele Santonastaso, a lungo legale degli stessi boss attualmente agli arresti.

Le sue rivelazioni, contenute nelle oltre trecento pagine di verbale dell'interrogatorio del 25 marzo scorso, parlano di rapporti tra la camorra, la politica, le imprese e il mondo delle professioni.

Santonastaso, in particolare, si sofferma sulle dichiarazioni di un altro pentito del clan, Luigi Guida detto O' Ndrink, che gli avrebbe parlato degli interessi comuni della famiglia Cesaro e dei Casalesi nell'affare del Pip di Lusciano, piccolo centro del casertano.

In particolare, Cesaro avrebbe offerto a Luigi Guida, incaricato di realizzare i progetti del Pip, una percentuale maggiore per la realizzazione dei lavori di quella già presentata dall'imprenditore Emini.

Nel settembre 2008 era stato 'L'Espresso' con un'inchiesta a firma di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi, a parlare per primo dell'affaire sospetto e dei rapporti tra Cesaro e la mafia di Gomorra, citando le accuse dello stesso Guida e di un altro pentito Gaetano Vassallo.

Cesaro in passato era già stato arrestato e processato per camorra. Erano i tempi della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo: il Presidente della Provincia di Napoli fu arrestato nel febbraio del 1984 e condannato un anno dopo in primo grado a 5 anni.
Fu assolto in appello nel 1986, ma non senza che i giudici avanzassero dubbi e sospetti sul suo rapporto con la NCO: «Il quadro probatorio relativo alla posizione del Cesaro non può definirsi tranquillante».
E ancora: «Il dubbio che l'imputato abbia, in qualche modo, reso favori ai suddetti personaggi per ingraziarseli sussiste e non è superabile dalle contrastanti risultanze processuali».
Ci penserà Corrado Carnevale, passato alla storia come il giudice ammazza-sentenze, a cancellare in Cassazione tutte le accuse a Cesaro, che sarà assolto "per non aver commesso il fatto".

Da allora Giggino A' Purpetta, come lo chiamano a Sant'Antimo, suo paese natale, ne ha fatta di strada: con i buoni uffici dell'amico e collega di partito Nicola Cosentino, e a suon di tessere e mozzarelle fatte recapitare direttamente ad Arcore, Cesaro è riuscito prima a farsi eleggere deputato e poi a conquistare la Presidenza della Provincia della terza città d'Italia. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
A parte le gaffe che lo hanno reso celebre, la caratteristica principale del suo mandato è stata, finora, l'inefficienza.
Un esempio su tutti: i rifiuti. Luigi Cesaro avrebbe dovuto aprire una nuova discarica dove portare la monnezza di Napoli.
Ha scelto, invece, di portare i rifiuti fuori regione, con costi doppi e risultati pessimi.
La monnezza è ancora lì. Cesaro pure. Per ora.

Michele Santonastaso | Luigi Cesaro | camorra | Luigi Guida

CRONACHE DI MERDIA


Stamattina ho aperto l'armadio per prendere un vestito e sono stata risucchiata dal caos del mancato cambio stagioni di almeno due lustri.
Perciò mi sono ritrovata in un uno bizzarro universo parallelo, il reame di Merdia, una dimensione da cui si esce solo con una manovra da 45 miliardi, solo che non la sanno fare. E allora sono condannata a rimanere qui, così imparo a tenere in ordine gli armadi.
Però neanche qui li sanno tenere tanto in ordine, specialmente il capo del governo, mette gli scheletri alla rinfusa e quelli ogni tanto rotolano fuori.
E allora lui si incazza e dice stupito al telefono "Questo è un Paese di merda" e gli altri si complimentano: "Bravo, Presidente, sono 20 anni che ci sta lavorando, visto che bel capolavoro le è riuscito?
Onore al merito" Però si capisce che non è soddisfatto, c'è tanta povera gente che muore negli alloggi impropri dove si è rifugiata dopo avere subito uno sfratto, l'ultimo un povero cristo di Ciriè, vicino Torino, che dormiva in una Punto con la sorella, ma è ancora poca: perciò mette nella manovra un bel po' di tagli agli enti locali così non c'è modo di fare assistenza sociale e questi disgraziati crepano tutti.

Me ne vorrei andare di qui, c'è un tanfo insopportabile che esce dalla casa del capo del governo, l'ha sentito pure lui, non è un'impressione mia, ma c'è un incantesimo che impedisce di fare la manovra.
Cioè, fanno una manovra di Merdia, ma un mago ha fatto una magia per cui si scordano che l'hanno fatta e ogni giorno devono ricominciare da capo. Un po' lo fanno pure apposta, serve a cercare di spiazzare l'opposizione che non fa in tempo a criticarla che già ne hanno fatta un'altra.
E' una tattica geniale per non fare parlare l'opposizione.

Ma dov'è finito il mio armadio? Mi ci devo assolutamente ributtare dentro, qui a Merdia il capo del governo telefona a brutti ceffi e pure latitanti che gli dicono che non c'è una donna che si rifiuti di andare con lui gratis: ecco, gli mettono queste strane idee in testa e non vorrei che lo incontro e mi tocca spiegargli che io no, mi dispiace, ma vengo da un'altra dimensione, non sapevo che il mio armadio era uno stargate e sono capitata qui per caso.
Però c'è da dire che è di buon cuore: dà centinaia di migliaia di euro a tutti i bisognosi, basta che siano ricattatori, papponi e faccendieri, agli onesti inceve no, quelli evidentemente se la sanno cavare da soli.

Sono preoccupata, il capo dell'opposizione ha detto sconsolato che non sa cosa succederà la prossima settimana, aiuto, voglio tornare a casa, qui sto vedendo cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Per esempio c'è un paese qui a Merdia, si chiama Merdò, dove ci sono brutti ceffi che reclutano gli extracomunitari: li fanno lavorare ore ed ore sotto il sole per riempire casse di pomodori, li fanno dormire in baracche uno sopra all'altro e poi li pagano pochi euro.
E se qualcuno fiata lo massacrano di botte. Da noi queste robe succedevano all'inizio del Novecento, qui accadono ancora.
Forse sarà per questo che con raro senso dell'autocritica il tizio che governa Merdia da 20 anni ha detto che è un Paese di merda.

Qualcuno mi venga a prendere, qui non ci si può proprio stare, hanno anche un altro brutto vizio: gli imprenditori invece di occuparsi degli affari delle loro aziende si sono messi in mente di fare politica. Appena avvertono che al governo non c'è nessuno capace di fare i loro interessi scendono in campo come una squadra di calcio. Questo che governa adesso l'ha fatto 20 anni fa per farsi gli affaracci suoi, ma adesso è completamente fuori di testa e allora gli altri stanno scaldando i muscoli ad un altro imprenditore un po' più decente.
Ed è proprio una malattia endemica! Ogni tanto qualcuno va ad un convegno, ascolta uno che dice robe un po' più sensate del tizio che governa ed esclama:"Grandioso! Io questo qui lo candiderei subito!" Specialmente se ha un nome olezzante e quindi ritenuto efficace per arieggiare il tanfo di Merdia.
Veramente la regola sarebbe che chi sta al governo deve fare gli interessi generali, ma qui a Merdia sono incappati in un equivoco: pensano che l'interesse delle aziende sia l'interesse generale.

No, qui è proprio un manicomio, pensate che c'è un altro tizio che sta al governo pure lui che vuole fare la secessione da Merdia e nessuno gli dice: "Incomincia ad andartene dal governo, se vuoi fare la secessione da te stesso?"

No, qui le cose sono tutte sottosopra, devo assolutamte trovare il modo di ritrovare il mio armadio.
Ma adesso basta a parlare di me: voi lì come ve la passate?

martedì 26 luglio 2011

Rifiuti: tre arresti in Abruzzo, tra cui sindaco Pd e coordinatore Api


I TRE SONO TUTTI AGLI ARRESTI DOMICILIARI
ore 10:32 -

PESCARA - Ancora una indagine sui rifiuti che tocca il mondo della politica. Questa volta in Abruzzo, dove questa mattina all'alba il Corpo forestale di Pescara, coordinato dalla Procura del capoluogo abruzzes, ha proceduto all'arresto di tre persone, accusate di vari reati nell'ambito del trattamento dei rifiuti. SI tratta di Marino Roselli, ex presidente del Consiglio Regionale, quando era in quota Pd, ed ora coordinatore regionale per l'Api; di Franco Ranghelli, sindaco di Spoltore (Pescara) eletto nelle file del Pd; di Luciano Vernamonte, vicepresidente della società Ambiente Spa, che si occupa appunto di rifiuti.
Le accuse a carico dei tre sono di associazione per delinquere, corruzione, falso ideologico e abuso d'ufficio. Per questo il Pm ha chiesto ed ottenuto per tutti gli arresti domiciliari.
Ma l'indagine, che va avanti da un anno e mezzo, non finisce qui. Ci sono diversi altri indagati, di cui la magistratura sta ancora valutando le singole posizioni.

di Antonio Rispoli

Riproduzione riservata ©

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Inchiesta LA CASTA A TAVOLA.....

Pranzo di lusso: sette euro di Emiliano Fittipaldi

Risotto con rombo: 3,34 euro.
Carpaccio di filetto: 2,76.
Dolce: 1,74.
Il tutto di servito da camerieri in livrea.
E' il ristorante del Senato.
Terza puntata delle confessioni all'Espresso del parlamentare Carlo Monai:
dove non ci parla solo di cibo ma anche di mutui superagevolati, di terme e di massaggi shiatsu a spese del contribuente

(20 luglio 2011)
Carlo Monai, il deputato dell'Idv che ha deciso di raccontare tutti i privilegi della Casta, continua a stupirci.

Racconta che a Montecitorio e Palazzo Madama arrivano ogni giorno inviti per mostre, happening vari, sfilate di moda.
Il cibo si paga? «Dipende.
Il bar della bouvette è in linea con i prezzi di mercato.
Il ristorante, invece, no.
Ci costa in media 15 euro, ma la tavola è apparecchiata come un tre stelle Michelin, i camerieri sono in livrea, lo chef è bravo e prepara piatti di grande qualità.
Io cerco di non appesantirmi, e ci vado raramente.
L'unico appunto», chiosa sorridendo,
«riguarda la cantina: ci sono ottimi vini, ma nessuna bottiglia friulana».

Al Senato si può mangiare uno spaghetto alle alici a 1,60 euro,
un carpaccio di filetto a 2,76 euro,
un pescespada alla griglia a 3,55 euro.
Prezzi ridicoli.
«Anche in consiglio regionale c'era un buon self service.
Primo, secondo, caffè e frutta a 10 euro».
Pure uno shampoo costa poco:
la nostra guida è un frequentatore della mitica barberia della Camera,
dove un taglio costa 18 euro (al Senato, invece, è gratis).
«In questo caso, credo che sia un servizio da conservare:
consente al parlamentare di avere sempre un aspetto dignitoso,
anche quando arriva il martedì con i capelli spettinati».

Ma i servizi dedicati ai politici non finiscono qui.
Dentro Montecitorio c'è uno sportello del Banco di Napoli, diventato famoso perché il consigliere Marco Milanese ha movimentato, su un conto dell'agenzia Montecitorio, qualcosa come 1,8 milioni di euro in pochi anni.
Non è il solo ad aver aperto un conto lì, visto che gli onorevoli possono approfittare di tassi agevolati per mutui e prestiti.

Precisa Monai: «Molti usano la diaria non per affittare la casa a Roma, ma per comprarla. L'importante è essere rieletti.
Per un mutuo di 150 mila euro a cinque anni il tasso fisso è appena del 2,99 per cento, uno o due punti sotto quello di mercato.
Idem per un prestito: possiamo avere un tasso agevolato al 2-3 per cento».

Anche le prestazioni sanitarie sono rimborsate:
Monai dopo un incidente in cui ha distrutto una Mercedes ha ottenuto il rimborso di 580 euro di massaggi, e ammette che il Parlamento gli paga cinque giorni di cure termali l'anno.

I radicali hanno scoperto altri benefit: occhiali gratis, psicoterapia pagata, massaggi shiatsu, balneoterapia. Tutti servizi destinati a oltre 5.500 persone, tra deputati e familiari.
Alla Camera, poi, non si chiama mai il 118: ci sono anche alcuni infermieri nascosti tra gli scranni dell'Aula adibiti a "rianimare" il deputato nel caso si sentisse male. Costano al contribuente 650 mila euro l'anno.

Dopo una vita da nababbo, l'ex parlamentare o il consigliere non viene abbandonato dalla casta. L'assegno di fine mandato non si nega a nessuno, e il vitalizio scatta per tutti. Per prendere una pensione bastano cinque anni di mandato alla Camera o al Senato, (in media 6 mila euro a testa al mese), per una spesa che nel 2013 toccherà i 143,2 milioni di euro l'anno.
Tra le Regioni solo l'Emilia-Romagna ha abolito il vitalizio, tutte le altre non ci pensano nemmeno: così nel Lazio può accadere che gli ex e i trombati si prendano 4 mila euro al mese ad appena 55 anni.

Non male, in tempo di crisi.

LA CASTA | Carlo Monai © Riproduzione riservata

martedì 12 luglio 2011

SNOQ o NON SNOQ

SNOQ o NON SNOQ???

pubblicata da Rita Sara'
il giorno martedì 12 luglio 2011 alle ore 12.08
Siamo partite in macchina in sei donne da Foggia, ho guidato per molte ore fino a raggiungere Siena, luogo bellissimo e cittadini accoglienti; a Siena è stata organizzata l’assemblea SE NON ORA QUANDO dal comitato promotore dell’evento del 13 febbraio in cui tutte abbiamo creduto e a cui tutte abbiamo dedicato energia, speranza e fiducia.

Volevamo essere presenti a Siena per ascoltare ed incontrare altre donne, altre compagne, personalmente volevo soprattutto ascoltare come si intendesse proseguire e volevo capire se ci fosse una libera e reale volontà di condividere e decidere tutte insieme.

Il primo impatto, venerdì mattina, è stato entusiasmante, ho incontrato tante donne che conoscevo personalmente o che avevo conosciuto on line. Tutte mi chiedevano del movimento “Donne in rete per la Rivoluzione Gentile” movimento che, nato in Puglia nel 2009 in occasione delle primarie per le regionali, si è poi esteso in buona parte del nostro paese ed è diventato un movimento nazionale.

A Siena eravamo tante, tantissime donne tutte insieme, sedute ed attente, con quadernetto e penna pronte ad annotare ogni parola degna di essere ricordata; tutte in attesa che venisse svelata e declinata la proposta per il proseguimento del SE NON ORA QUANDO.

La presenza massiccia di giornalisti e telecamere mi ha sorpreso non poco; per esperienza so che far smuovere i giornalisti, anche quelli locali, per manifestazioni femminili si rivela spesso una impresa ardua.
In premessa le organizzatrici hanno parlato di SNOQ come la rete delle reti, trasversale, destra e sinistra insieme purché donne.

Donne di destra e di sinistra insieme?
Ma com’è possibile?
Io sono di sinistra e combatto l’omofobia, ho votato per la libertà delle donne di scegliere la maternità, ho votato per il divorzio, io sono di sinistra e voglio essere libera di decidere il mio testamento biologico, io credo nella famiglia di fatto, io credo nei beni comuni e da ultimo, io non ho votato per il capo del governo che hanno votato le donne di destra!!!
I lavori sono iniziati a mezzogiorno, sono intervenute donne non note a nome proprio o a nome delle organizzazioni che rappresentano, sono intervenute parlamentari donne di “razza”.
Mentre queste donne “importanti” si alternavano sul palco, improvvisamente e ossessivamente mi è tornata in mente la proposta dalemiana di un governo che prevede la coalizione FLI-UDC-PD; c’era la Buongiorno e la Perina e poi la Bindi, la Costa, la Turco ma non c’era nessuna donna della lega né del PDL, come mai?
Se è trasversale perché non c’era la ministra Carfagna e tutte le altre?
Il dubbio mi assale e la motivazione per la presenza di tanta stampa mi appare improvvisamente chiara!!
Gli interventi, delle donne non note, quelli sì degni di essere annotati, sono stati interventi che partivano dal proprio vissuto e dalla propria quotidianità e che hanno espresso tanta passione e voglia di esserci.
Grande ovazione c’è stata per Lidia Menapace la quale, senza essere stata invitata e dopo essersi iscritta a parlare , come tutte le donne presenti, in tre minuti è riuscita a dire quel che avrei voluto sentire dalle promotrici del movimento; tutte in piedi e applauso lunghissimo e scrosciante.
L’assemblea è terminata con la promessa di rivedersi presto e un caldo invito a partecipare al finanziamento del movimento attraverso bonifico bancario.
Il ritorno a casa è stato lungo, ci abbiamo impiegato sette ore, ma ci siamo molto divertite, abbiamo cantato a squarciagola e riso per tutto il viaggio!! Forse io, solita provocatrice di distrazioni, avevo bisogno di cancellare le ossessioni dalemiane che la due giorni mi aveva fatto riapparire come un incubo.
Finalmente, durante il viaggio eravamo noi, sei donne veramente libere, politicamente corrette.
A 10 persone piace questo elemento.
Paola Marciani
Comunque al movimento trasversale credo poco. Non le vedo tutte queste donne di destra impegnate per i diritti delle donne, non le vedo impegnate per i diritti: punto! Brutto fare di tutta un'erba un fascio ma... io proprio non ci riesco a sostenere una donna solo perchè è donna. Sostengo sempre una donna ma la scelgo in base al suo operato e una che sostiene questo governo non la appoggerei mai.
piace a 2 persone
A Alessandra del Gatto e Giuseppe Ricciardi piace questo elemento.

Maria Rosa Dentamaro
Paola la tua riflessione è importante. E' impossibile salvaguardare un genere senza interpretarlo nelle le sue debolezze. Altrimenti a che servirebbe parlarsi ed incontrarsi politicamente ?
Sarebbero suffiecienti delle riunioni di club.
Tollerando l'aspetto goliardico e rilassante che ovviamente e giustamente deve derivare da incontri così entusiasmanti devono restare le concretezze di chi si batte per la tutela dei diritti di genere: pari opportunità, tutela della maternità, prevenzione della violenza.
Sono i più lampanti e ce ne sono altri, ma mi sembrano valori che non conoscono colore politico. Perchè non dare fiducia alle donne di destra ?
Cosa hanno di diverso rispetto a noi.
Nulla, finchè la lotta per i diritti è impugnata di là o di qua come una clava e non come un vessillo.
Assistiamo in eterno alla demoralizzante diatriba di appartenenza perdendoci come sempre in rivoli di parole e chiusure mentre serve dare un nuovo esempio di serietà, coerenza e visione.

Silvia Acquistapace:
ho letto attentamente Rita, e viste le cronache su Siena del fatto quot. e DEL CORRIERE DELLA SERA credo anche io ai suoi forti dubbi.
A Paola Marciani vorrei dire che sono certa che a volte abbia votato un uomo di cui non conosceva approfonditamente - e forse neppur superficialmente - le qualità.
E allora perchè solo per le donne vogliamo tante maggiori garanzie?

per Maria Rosa: attenzione, le donne di destra hanno votato e sostengono partiti dove la donna è vista bene a occuparsi dei figli....non sono tutte Bongiorno e Perina.
E tornando alle ospiti: nessuna donna dell'IDV e neppure di SEL.
Mi sa che RITA HA RAGIONE...E OSPITI RADICALI?


Maria Rosa Dentamaro
Infatti dico che la lotta per i diritti viene usata come una clava !!!
ma il pluralismo è fondamentale per trasformarli in duraturi.

Rita Saraò
‎@Silvia, è quello che mi ha fatto riflettere è stata la scelta proprio di certe rappresentanze e non altre.

Paola Marciani
‎@silvia quando mi è stata data la possibilità non ho mai scritto il nome di un uomo su una scheda elettorale.
Per quanto riguarda le donne di destra, vale quello che penso per gli uomini: non hanno la mia fiducia anche se su singoli temi potremmo fare percorsi comuni.
La destra ha una visione patriarcale della società come la conciliano le donne? Ritagliandosi qualche spazio di autonomia?
rivendicando politiche di conciliazione che permettano loro di continuare ad occuparsi di duemila cose mentre i mariti fanno carriera?
Meglio di niente certo ma non mi basta

Annagloria Di Bono :
io invece il dubbio/certezza l'ho avuto quando è stata comunicata la sede: Siena!! vivendo in toscana conosco assai!!!!
ho seguito tutti gli interventi cercando disperatamente una traccia dell'atmosfera di quel 13 febbraio a Firenze:
non l'ho trovata, non l'ho percepita c'era altro, non tutto da buttare ma non Quello. Sbagliato forse voler replicare esperienze fortunate quasi mai è consentita la replica, se qualcosa si è trasformato è meglio essere lucide e guardare meglio anche dentro di noi.

Elisabetta Terzuoli
Ero a Siena e anch'io sono stata aggredita da una specie di dicotomia delle emozioni.
‎Rita ha ragione quando demarca la differenza tra le donne di destra e di sinistra. Ha ragione quando nota l'imponenza della macchina organizzativa e l'ombra dell'apparato nella sequenza delle parlamentari intervenute.
Dal mio punto di vista, ho iniziato un percorso che ancora non ho terminato e la cui elaborazione richiederà qualche tempo.

SNOQ rappresenta qualcosa in cui ho una gran voglia di credere, ma non riesco a tollerare, ad esempio, l'insultante idea di rispetto della platea teorizzata dalla Bongiorno. Per me il rispetto non è indossare un tailleur, ma RIMANERE A SENTIRE DOPO CHE SI E' FINITO DI PARLARE, e, magari, confrontarsi.

Ciò nondimeno, una parte di me crede che nel movimento bisogna starci, perché è oggettivamente la cosa più importante successa alle donne e a questo paese negli ultimi 20 anni.
Ognuna con la propria sensibilità e il proprio credo politico, vigilando affinché ogni punto di vista sia RISPETTATO, almeno fino a quando proveranno a cacciarci.
Dalla platea si sono alzati anche parecchi fischi.
O mi sbaglio?

A Rita Saraò piace questo elemento.

Loredana Olivieri
Grazie a Rita,grazie a tutte le donne che erano a Siena,a quelle che sono rimaste a casa ma che ci hanno sostenuto moralmente .
E' stato un viaggio bellissimo: ognuna di noi ha provato emozioni e ha abbracciato speranze ma tutte avevamo ben chiaro perchè abbiamo deciso di partire ...volevamo e vogliamo esserci ogni volta che si parla di politica...noi siamo la politica..quella bella ,nuova,rosa!

Anna Maria Di Miscio
grande rita, resoconto aderentissimo, e l'ultima battuta "noi, sei donne veramente libere, politicamente corrette" ci descrive!!

Pina Senza Bavaglio Molinari:
dopo le manifestazioni di febbraio un succsso di partecipazione e di grinta che nessuno si aspettava , era ovvio che gli "apparati" cercassero di far parte del movimento.
L'idea che il berlusconismo sessista possa veramente unire tutte le donne è una (bella) utopia.
In realtà la diversità esiste ed è profonda,riguarda il modo di voler vivere la cultura, il modo di intendere il lavoro, il punto di vista sui rapporti di forza e potere nell'economia, la concezione di LIBERTA', SOLIDARIETA', ACCOGLIENZA...insomma la mia visione della società e del futuro non è uguale a quella della Bongiorno, che peraltro stimo proprio per la coerenza .

venerdì 3 giugno 2011

La lezione di Luigi De Magistris


Vorrei commentare la vittoria di Luigi de Magistris a Napoli sotto profili diversi da quello più propriamente “politico”.
Quella vittoria, infatti, secondo me è una fatto estremamente importante sotto tanti profili, ma quelli che io considero più importanti non riguardano la “politica” in senso stretto, ma la politica come dovere civico, come valore morale, come senso dell’esistenza.

Luigi ha vinto in un contesto caratterizzato dalle seguenti circostanze:
1. Luigi non ha una lunga esperienza come politico attivo;
2. Luigi non aveva capitali economici per la sua campagna elettorale;
3. Luigi aveva contro tutti i partiti tranne un paio, di minoranza;
4. la maggior parte degli osservatori scommetteva che avrebbe perso (un sito di scommesse dava la sua sconfitta 3 a 1).

Poste queste condizioni, la vittoria di Luigi dimostra che in questo tempo chi ha delle idee e il coraggio di mettersi in gioco, può vincere.
Azzarderei, vince.

Il dramma di questo tempo è che è l’epoca della volontà bruta, della notte della ragione, del titanismo presuntuoso e velleitario, quando non (più spesso) falso e imbroglione.
Ed è l’epoca del cinismo e della tirchieria.
La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma vuole che gliele cambino gli altri. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma nel frattempo vuole mantenere tutti i vantaggi dello status quo.

La maggioranza degli italiani sogna un messia che gli cambi il mondo mentre loro continuano a fare le porcherie e la vita meschina di sempre.
E’ questo che ci trascina in basso.

Non ci può essere sviluppo, civiltà, società senza impegno.
Vero. Faticoso. Di ognuno. In prima persona.

La storia di Luigi de Magistris ci toglie gli alibi.
La sua vittoria dimostra che si può.
E’ la prova oggettiva, documentale, incontrovertibile che si può. E, come è già stato detto, se si può si deve.
E questa questione è essenziale anche per il futuro più prossimo.
La gente ha dimostrato di avere qualità votando per Luigi.
Ma purtroppo questo non servirà a nulla se quella stessa gente non si impegnerà per fare ciò che serve.

E’ indispensabile che gli italiani smettano di credere che basti votare per un messia che ci salvi. Neppure Luigi potrà salvare Napoli, se i napoletani da domani non si impegneranno a essere diversi.

Una società non è (solo) ciò che votano i suoi cittadini, ma ciò che fanno. Ognuno di loro.
Ogni giorno. In ogni cosa. Luigi de Magistris ci ha dato e – con il suo entusiasmo e la sua abnegazione nel portare avanti un sogno ad ogni costo – ancora ci dà una lezione molto grande.

La parte più importante di questa lezione, secondo il mio modesto parere, non è quella politica (nonostante l’avventura di Luigi sia una enorme, strepitosa lezione di politica a una classe dirigente di partitocrati che sono stati letteralmente umiliati da un ragazzo arrivato alla politica l’altroieri), ma quella morale.
Fare tesoro di questa lezione è un imperativo etico e l’unica possibilità che abbiamo di salvarci.
Questo Paese non ha (solo) un pessimo governo, ha anche pessimi cittadini. Pessimi sotto il profilo della mancanza di impegno personale, della viltà, dell’opportunismo, della disponibilità al compromesso morale, della disponibilità alla illegalità (ampiamente praticata in ogni dove).

Questo deve (cominciare a) finire.
Dobbiamo fare tesoro della lezione di Luigi, perché tutto non si riduca a una bella festa in piazza.

Lunedì sera non “abbiamo vinto” un bel nulla.
Lunedì sera la generosità e il coraggio morale di Luigi de Magistris hanno creato una possibilità per tutti noi. Luigi ha vinto, noi ancora no.
Questa “possibilità” offertaci da Luigi diventerà “realtà” solo se da oggi ognuno di noi si sentirà in dovere di impegnarsi.
Sul serio. Ogni giorno.
In tutto. Senza calcoli.
Senza paracadute. Senza alibi. Non abbiamo fatto tesoro della lezione di tanti magistrati morti.
Oggi abbiamo davanti la lezione di un (ex) magistrato vivo.
La palla è a noi.

Ps: Luigi è un ex magistrato, perché, diversamente dal resto del Paese, nella magistratura il rinnovamento non è neppure all’orizzonte e la corporazione vive nel buio della peggiore prima repubblica.
Ed è un ex magistrato vivo perché oggi i magistrati non è più necessario ucciderli: ci pensa la corporazione a neutralizzarli.

martedì 31 maggio 2011

La rivoluzione tranquilla di Giuliano


di Curzio Maltese

Il vero colore
della sinistra.

Com’è finalmente
vera la sinistra
che umilia Berlusconi
a casa sua.


Una piazza del Duomo rossa che accoglie con un’ovazione il suo sindaco, che non s’è mai vergognato della falce e martello.
Una piazza che esplode di applausi quando Nichi Vendola saluta «i nostri fratelli rom, i nostri fratelli musulmani».
Con tanti saluti alla sinistra che pensava di vincere coi prefetti, gli industriali e le «ronde di sinistra».
Al primo turno era un miracolo, ma ora è la rivoluzione.
È il maggio milanese.
Milano non ha mai avuto bisogno di ministeri e dipartimenti per decidere la politica italiana. E come sempre, quando decide, lo fa fino in fondo.
Qui ieri è finito il ventennio di Berlusconi, qui comincia un’altra epoca.
«È un fatto enorme, che va molto oltre la mia elezione a sindaco » è stato il primo commento di un Giuliano Pisapia sospeso fra euforia e lacrime, dietro le quinte dell’Elfo, mentre la forbice fra lui e la Moratti s’allargava a ogni minuto. E poi la valanga.
Il nuovo sindaco di Milano urla di gioia al primo lancio da Napoli.
«Non solo perché mio padre è napoletano ».
Trieste, Novara, Cagliari, perfino Gallarate. «Gallarate? Ma allora è la rivoluzione».
Rivoluzione è una parola che Giuliano Pisapia ha frequentato fin da ragazzo, prima di realizzarne una da solo e quasi contro tutti all’alba dei sessanta. Ci si aspettava che nella politica italiana la svolta arrivasse da un volto nuovo, un giovane, un «papa straniero » debuttante in politica.
Ma è stato proprio l’incrocio fra una figura così solida, definita, fortemente identitaria come quella di Giuliano Pisapia e una campagna elettorale del tutto nuova a scatenare il cortocircuito fatale al berlusconismo.

«È stata una campagna unica, che per la prima volta ha sconfitto la politica dell’insulto con il sorriso e l’ironia.
Ma questi sono stati mesi pieni di prime volte» dice Pisapia.
E allora forse vale la pena di guardarle da vicino, tutte queste «prime volte» del laboratorio politico milanese.
La prima novità del maggio milanese è Sinistra, con la “s” maiuscola. Una parola bandita per anni a Milano, dove la sinistra si è vergognata di esserlo fin da prima di Berlusconi.
In questa logica, Pisapia era il «candidato più sbagliato che si potesse immaginare », hanno ripetuto tutti, perfino una testa fina come Massimo Cacciari.
Un comunista scelto dai milanesi? Impossibile.
Piuttosto un giovane cattolico o un vecchio liberale, un industriale già berlusconiano o un ex democristiano.
Con la vittoria di Pisapia finisce la sinistra che imita la destra, il riformismo inteso come ultra moderatismo, la rincorsa disperata al centro. Fine della teoria dei candidati «perfetti» (o prefetti), ma per perdere.

Fine anche dell’insensata guerra dei vent’anni fra «professionisti della politica» e «società civile».
Pisapia incarna la sintesi, grande avvocato e uomo di partito da sempre. Tanti luoghi comuni, questi sì, da rottamare.
La seconda rivoluzione è Internet. Biciclettate e Facebook, mercati di periferia e Twitter. La campagna di Pisapia si è mossa sui binari paralleli del massimo di presenza sul territorio e il massimo di uso della rete.
In qualche modo sempre «oltre» la televisione.

Non per caso si è chiusa con la sedia vuota di Pisapia sul set del duello tv. In altri tempi, uno snobismo fatale. Non s’era mai vista una campagna tanto giocata su Internet, neppure quella di Vendola dell’anno scorso.
La progressione degli amici di Pisapia su Facebook è stata impressionante, da poche decine ai 110 mila finali.
È stata una scelta in parte dettata da necessità, visto l’abisso di mezzi in campo.
Un milione speso per Pisapia, dodici milioni dalla Moratti. «Ma la rete ha funzionato meglio della tv, dei manifesti e perfino dei sondaggi, almeno nel correggere in fretta gli errori» dice Roberto Basso, stratega della campagna di Pisapia.


Dal popolo della rete sono arrivati contributi decisivi, come il geto niale «Il favoloso mondo di Pisapie », ironica contro propaganda firmata da cinque ventenni blogger milanesi, fra i quali Davide Rossi, figlio dell’attore Paolo. Fra l’altro, s’è visto che dove le forze politiche sanno usare la rete, l’impatto dei «grillini» frana.
Non significa naturalmente che la televisione non conti più nulla.

Perfino stavolta è stata decisiva, sia pure in negativo, con l’harakiri della Moratti nel duello con l’avversario «ladro di furgoni». Ma da Milano in poi non sarà più «il» luogo della politica. Proprio nella capitale del berlusconismo sta nascendo del resto la tv via rete del dopo Berlusconi, con l’avanzatissimo progetto di «Twww. it». La terza novità riguarda i cattolici.
Le «tonache rosse», secondo la destra.

Per, la prima volta il cattolicesimo di base milanese ha messo in minoranza lo strapotere di Comunione e Liberazione.
Scena mai vista, i volantinaggi di Cl respinti con perdite davanti alle parrocchie. A rompere gli indugi è stato l’appello pro Pisapia di don Virginio Colmegna, che non aveva mai parteggiato prima per un candidato sindaco, con 250 firme, poi raddoppiate, raccolte fra preti, suore della Caritas, esponenti della conferenza diocesana.
Pisapia è stato applaudito alle Acli e davanti alle chiese, perfino quando parlava del registro delle coppie di fat- geto, che i consiglieri moderati gli avevano consigliato di togliere dal programma.
Quarta novità, l’invecchiamento della destra.

La Lega, l’unico «partito vero», quello «radicato nel territorio» esce dal voto milanese con le ossa rotte e un’immagine di colpo invecchiata e assai «romana». Bossi promette ministeri e uffici a un elettorato che odia la burocrazia e in ultimo, come faceva Craxi, manda il suo uomo da Roma, Castelli, a rilevare il popolare ma disubbidiente Matteo Salvini.

In compenso il Pdl, nato appena ieri, sembra la Dc di De Mita, dove tutti odiano tutti e si preparano a una guerra di successione.
Formigoni, che si è sforzato per settimane di sembrare dispiaciuto, non ha aspettato neppure il ballottaggio per lanciare la propria sfida per la successione a Berlusconi. Forte dell’unico apparato di potere ricco e autonomo da Berlusconi.
Quinta novità, la fortuna.
Dai tempi di Machiavelli, elemento chiave. Berlusconi ha sbagliato molto, ma è stato anche sfortunato. Non ha più «il sole in tasca».
Pisapia invece finisce con un doppio arcobaleno in testa, anche quando aveva avuto la sfiga di convocare l’ultimo comizio al Duomo sotto la grandine.

la Repubblica 31 maggio 2011

mercoledì 11 maggio 2011

buon giorno di Concita De Gregorio






Ci sono giorni in cui si resta ammutoliti. Viene da ridere, poi da piangere, poi da non crederci. Magari è una questione di dosaggi, si sente dire da qualcuno: sarà un nuovo farmaco, un elisir di lunga vita con effetti collaterali.
Spettatori di una decadenza psicofisica pirotecnica, tutti a commentare l’ultima come se non ci riguardasse come se fosse una soap, sentiamo cosa spara oggi. Tutti a farsi scandire il tempo dallo show, distratti a vita dai suoi numeri.
In fondo persino nel giorno in cui dice che vuole portare i sacchi di immondizia in procura, che vuole più poteri di Napolitano e che i leader della sinistra non si lavano - così, tutto insieme, in sequenza, la riforma costituzionale Bersani puzzolente i giudici che sono un cancro e la sapete l’ultima sui negri, mancano solo le corna le puzzette a ritmo di swing e una tarantella coi rutti - ecco persino in un giorno così, anzi soprattutto davanti all’evidenza patetica di una maschera grottesca, quello che davvero stringe il cuore e fa montare la rabbia non è lui, siamo noi.
Sono gli italiani che ancora ci credono e quelli che non sono stati in grado di smascherarlo, di farsi alternativa, di ribellarsi al ridicolo dietro a cui cela i suoi interessi con una proposta credibile e capace di diventare vincente. Molti sono pagati per credergli o fare finta di: le migliaia di persone retribuite direttamente o indirettamente per rendere omaggio al giullare.

Gli altri no, però. Milioni di persone ancora si fidano: dieci anni dopo il “contratto con gli italiani”, la pagliacciata da Vespa con tanto di scrivania e firma con la stilografica, dopo dieci anni di promesse non mantenute e continuamente reiterate, ponti strade miracoli new town posti di lavoro internet per tutti tasse e benessere, felicità e sole tutto l’anno, ecco, cos’altro deve ancora succedere perchè l’ipnosi televisiva sia rotta dalla realtà, perché gli italiani capiscano la truffa?
Certo, in molti hanno colpa. Certo, se ci fosse stata un’opposizione coesa e fattiva, intenzionata davvero ad andare al governo proponendo uno stile e un progetto diverso anzichè farsi la guerra in casa, nel decennio scorso, sarebbe stato più facile.
Però santo cielo, ora che si va alle amministrative, chiediamo in giro: i sardi sono soddisfatti del governo che hanno votato? Hanno avuto i posti di lavoro, le telefonate a Putin per salvare le fabbriche sono andate a buon fine?
I milanesi pensano che votare Berlusconi capolista significhi avere Berlusconi a fare il sindaco?
A Napoli hanno visto il miracolo dell’immondizia?
72 ore, aveva detto.

Quante ne sono passate?
E i malavitosi messi in lista, davvero provvederanno a fare il bene comune?
Faranno il vostro, di interesse, o faranno il loro?

È molto difficile, in tutto questo, ascoltare e parlare.
Si può solo urlare, agitarsi e dire enormità.
Il linguaggio dei gesti e delle parole è diventato osceno.
Oscene le prime pagine dei giornali che combattono morti con altri morti esibendoli come figurine, oscene le menzogne che reiterano a carico di chi si ostina ad esibire i fatti, osceni gli orchi che si scamiciano in tv e quelli applauditi per quanto tagliente sa essere il loro dileggio delle persone perbene.
Bisognerebbe fare silenzio, lasciare un momento che questo vergognoso frastuono risuonasse da solo.
Sperare che la pornografia delle parole possa saturare e infine stancare anche gli insaziabili. Succede, di solito. Resta solo da stabilire quanto tempo ci vorrà ancora, perché non ne resta più molto.
Quante altre vittime si faranno per strada, e quanto alto sarà il prezzo da pagare dopo. Per quante generazioni i figli dei figli saranno chiamati a ricostruire e a far dimenticare le macerie prodotte dall’inettitudine dei padri.
10 maggio 2011




Laura Picchetti
ieri sera in tv........

Per una volta sono stata a vedere: prima" ballaro'" e poi "parla con me": un sacconi fascista col muso duro , che non rilascia muscoli.. in sorrisi... un bersani piu' che divertito ...dalle parole di Crozza.... tanto che perfino Crozza ha detto che era ora di far indugiare per una mezzora la telecamera sul primo piano di quel faccione senza espressione rigido," ducesco",contratto di sacconi . SCHERMAGLIE!!! Ognuno con i suoi yesman alle spalle ...e un Giovanni il camminatore, sempre piu' imbrigliato dentro le maglie di una parcondicio ridicola e impossibile. SAPETE CHI SI E' COPERTO DI GLORIA? Uno solo devo dire: un industriale, un imprenditore , l'unico che sia stato capace di dirle cose fuori dai denti a quel invadente sacconi : Diego Della Valle!

UN NON-POLITICO CHE, SE RICORDO BENE , ERA ANCHE LUI , ANNI FA', NELLA CERCHIA DEGLI AMICI DI BERLU.... OGGI, ALMENO LUI, DICE COSE,QUANDO SI TROVA E LE DICE CON DIGNITA' E FORZA. .ED INTERROMPE TRANQUILLAMENTE quella specie di ministro del lavoro ....che non c'e': un pupazzo nelle mani del puparo ... che interrompe chiunque e parla come un fascista.... QUELLO ( se la memoria non mi inganna ) LA CUI MOGLIE, FECE COMPRARE ALLO STATO ITALIANO milioni di vaccini inutili, per vaccinare la gente contro una influenza..... che non c'e'. UN INFLUENZA INGIGANTITA AD ARTE .che non ha fatto danno , ma e' costata al servizio sanitario italiano milioni di euro . A SACCONI (MUSO DURO) QUALCUNO HA PIAZZATO IN MODO DIRETTO UNA SEMPLICE DOMANDA :"COME CI SI SENTE AD ESSERE UN MINISTRO DEL LAVORO .....CHE NON C'E'" che e' valsa ...da sola .... la pazienza di guardare la tivvu' a tarda ora. ...e poi vorrei dire al mio contatto LUCA TELESE che in genere leggo con piacere, che se e' bene scrivere dove e quando capita ... bisogna a volte prendere posizioni precise . Capisco che un giornalista professionista deve anche vivere e mangiare, pero' i tempi sono fin troppo maturi per non barcamenarsi su testate di parte e se vuol fare il giornalista non si dedichi solo a libri su vicende passate e da molti ancora non dimenticate. SE VUOL ESSERE UN GIORNALISTA VERO ..... NON SCRIVA LIBRI. NON ORA ALMENO! PERCHE' L'ARGOMENTO TRATTATO NEL SUO LIBRO, APPENA USCITO, E'PROBABILMENTE UN ALTRA (E L'ULTIMA , SOLO IN ORDINE DI PUBLICAZIONE) STORIA ... CHE SERVE AD INGIGANTIRE ( E NON CE NE E' AFFATTO BISOGNO) LA SOVRA-ESPOSIZIONE DELL'INEFFABILE BERLU..... E GLI ITALIANI, ORAMAI, SI SON ROTTI .... LE SCATOLE ..... a vederlo parlare a vanvera in tivvu....a sentirlo dire fandonie e leggere delle sue gesta..... LA VILLA DI" HARD CORE" & LA SCIAGURATA VICENDA DEI CASATI STAMPA ... E' ROBA VECCHIA e non fa onore ne agli avvocati italiani..... ne ai tutori legali .. ne ai giudici tutelari che hanno permesso quel enorme intrallazzo. IO LA CONOSCEVO GIA ' DA TEMPO.. E devo dire che previti invece di diventare ad un certo punto ministro della giustizia........DA TEMPO DOVREBBE ESSEREIN GALERA ....SE NON CI STA E' SOLO PERCHE' GLI ITALIANI SONO UN GREGGE DI PECORE ,SENZA MEMORIA E SENZA CORAGGIO . ------------------- ----------------------- codicillo Su questo testo dell'articolo da Nature viene denunciato un conflitto d'interessi tra il Ministro Sacconi e L'Aifa. La notizia mi giunge via mail e vi copio il testo: Solo in Italia e come sotto un regime! Seulement en Italie et comme sous un régime! La moglie di Sacconi, attuale Ministro del Lavoro, salute e politiche sociali è marito del direttore generale di Farmindustria dottoressa Enrica Giorgetti. Quale politica del Farmaco nell'interesse della salute pubblica? ..... una senatrice del PD aveva fatto anche un'interrogazione sui possibili conflitti di interesse. Peccato che la notizia non sia arrivata a nessuno. Abbiamo dovuto impararlo da Nature. Interrogazione PD: conflitto di interesse peril Ministro?Adnkronos Salute - 02/07 "Cosa farà il Governo per le politiche farmaceutiche dopo gli scandali che hanno coinvolto l'Aifa? E in particolare, quali iniziative intende prendere, data la delicatezza del settore e le responsabilità del ministro Sacconi onde evitare il sorgere di un eventuale conflitto di interessi visto il legame di parentela fra il titolare del ministero del Lavoro, salute e politiche sociali e il direttore generale di Farmindustria?". E' quanto chiede la senatrice del Partito democratico Francesca Marinaro, in un'interrogazione rivolta al ministro del Welfare Maurizio Sacconi. "Il settore farmaceutico - si legge nell'interrogazione - ha vissuto in Italia alterne vicende, legate a comportamenti non corretti sia da parte dei produttori che sul versante della pubblica amministrazione. La governance del sistema e gli strumenti regolatori hanno visto, negli ultimi mesi, minata la loro credibilità a seguito delle vicende che pendono sull'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) da parte delle Procure di Torino e Roma. La pur tempestiva azione del ministero, con l'adozione di una commissione di esperti a tutela della salute dei cittadini per le prescrizioni farmaceutiche e sul contenuto dei foglietti illustrativi, nonché la nomina di un commissario straordinario all'Aifa - prosegue Marinaro - chiama in causa l'affermazione del principio di correttezza e trasparenza nell'esercizio di funzioni pubbliche soprattutto nel campo del settore farmaceutico, non solo per la valenza economica che esso riveste, ma soprattutto per quella etico-sociale, rilevato che il direttore generale di Farmindustria è la dottoressa Enrica Giorgetti, consorte del ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali". "Davanti al legame di parentela tra il ministro Sacconi e la dottoressa Giorgetti - conclude la senatrice del Pd - chiedo al Governo quali azioni intende intraprendere onde evitare un eventuale conflitto d'interessi per il ministro Sacconi". Postato il 13-ago-2008 19.54
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Di: Laura Picchetti

domenica 27 febbraio 2011




di Pietro Orsatti

Un sms ricevuto ieri sera: “Ma come si fa a vivere in questo paese?”. La domanda non è retorica. È la domanda che si fa ogni giorno una parte sempre più ampia degli italiani. Ogni giorno. E davvero non so chi possa negarne la fondatezza. Anche se spesso chi si pone questa domanda si è reso complice di questa degenerazione nazionale che sta andando a sintesi proprio nel 150esimo anniversario dell’unità d’Italia.
Questo progetto un anno fa nacque su uno slogan: “Non vogliamo più sentirci esuli in casa nostra”. In poco più di un anno la situazione, che già allora era drammatica, è perfino peggiorata. Se non precipitata. So già che Riccardo Orioles, vecchio resistente, leggendo queste righe si arrabbierà e non poco. E probabilmente mi chiamerà per dirmi di non fare il piagnone. Non importa, compà, non si può avere tutti lo stesso coraggio. E il coraggio a volte è anche ammettere che non ci si riesce, che non ci si arriva. E allora. Quel messaggio ricevuto ieri all’ora di cena lo faccio del tutto mio. Come si fa a vivere in questo paese?
Una canzone di Lou Reed, recitava: “Non è il momento delle celebrazioni, non è il momento delle pacche sulle spalle”. Non solo non lo è, ma prima che qualcuno possa solo dire “forse ne siamo fuori” ci vorrà molto e molto tempo. Indro Montanelli, in un’intervista di almeno quindici anni fa, affermava come non si potesse parlare di una carattere nazionale parlando degli Italiani. E proseguiva descrivendo gli italiani come ipocriti e furbi, pronti a cambiare casacca e bandiera alla minima e supposta convenienza, servili, pigri. Che di tanto davano segnali differenti con atti di esagerato coraggio, personale e quasi mai collettivo, di popolo, per poi tornare quietamente ad adagiarsi nel ventre della convenienza immediata, del “tiramo a campà”. Non so dargli torto, ora. Guardando cos’è questo paese oggi.
E c’è di peggio.

Non è colpa del peggior presidente del consiglio che si potesse immaginare e delle sue corrutele e delle sue orgette da basso impero, non è colpa della peggior classe politica d’Europa, non è colpa di una sinistra che ha perso parola e identità, non è colpa degli imprenditori che non fanno gli imprenditori se non con gli aiuti statali, non è colpa degli evasori fiscali, non è colpa di un sistema editoriale mai indipendente, non è colpa del disastro formativo e culturale del nostro sistema scolastico. È colpa nostra, di tutti noi, di questo popolo ormai senza identità ma con solo quasi sessanta milioni di pance.
In un paese normale, e non per forza “evoluto”, le piazze sarebbero piene di gente incazzata, ogni giorno. Chiedendo conto e teste. Niente di ideologico o chissà che. Chiedere conto. E invece no. Tutti a casa. Ogni tanto qualche sprazzo di protesta che si acquieta appena si rompono un paio di teste oppure se chi gestisce il potere delle cose distribuisce qualche regalia o favore. Personale ovviamente.
Mai collettivo. Non c’è niente di popolo o di popolare in questo stivale che non sorregge nulla. C’è solo la pagnotta.
Per poi, nel privato, mugugnare. Inno all’ipocrisia. In tutto il Mediterraneo, faccio un esempio facile facile, internet, Twitter, facebook, sono stati strumenti fondamentali negli ultimi mesi di informazione e organizzazione del popolo (popoli con un carattere e un’identità ovviamente) per dare il via a un’ondata di rivolte che stanno cambiando la storia come se non più della caduta del muro nell’89 o della presa del palazzo d’Inverno nel 1917. Noi abbiamo gli stessi strumenti. E li utilizziamo solo per il mugugno. Se uno dovesse basarsi su quello che circola su facebook in Italia si penserebbe che siamo in stato di perenne insurrezione. E invece no. C’è la Roma che gioca in Champions mercoledì, mio zio che mi raccomanda per un posto a una municipalizzata, quell’amico che mi fa togliere la multa, il favore da ricambiare, il voto da vendere, lo sconto sul mutuo, la finanziaria che mi fa andare in vacanza a buffo, eccetera eccetera. E quindi tutti a casa a incendiare le tastiere e a svuotare le piazze.
Potrei andare avanti raccontandovi le difficoltà di portare a compimento questo progetto, della stanchezza, delle frustrazioni, dei debiti, dei dubbi. Volevamo raccontare il paese e gli italiani. Ambiziosi. E ci stiamo accorgendo che non esiste né il paese né il popolo. Una truffa. E, ripeto, non diamo la colpa a Berlusconi, ai suoi soldi e alle sue televisioni. Non diamo colpa ai poteri forti, alle mafie e ai pezzi deviati dello stato. Non diamo colpa ai leghisti e ai fascisti. Il problema siamo noi. Che non esistiamo. Siamo, parafrasando Pessoa, un popolo di fingitori.

p.s. grazie a Sonia che quel Sms lo ha scritto

giovedì 24 febbraio 2011

LI BARCONI E LE CROCIERE

La crisi d' affrontà tanti migranti
è 'n problema serio e ci ha li costi ,
ogni giorno ne sbarcan proprio tanti :
fors' è 'r caso de sgombrà un po' de posti .

Ve propongo uno scambio " culturale " ,
tanto quelli s'accontenteno de poco ,
preparamo 'na crociera 'ssai speciale ,
...er monno ammirerà 'sto gran trasloco .

La stivamo de ministri e deputati ,
portaborse, consiglieri ed assessori ,
ce mettemo pure quelli pensionati ,
senza distingue nemmeno li colori .

Come Hitler li mannamo senza niente ,
requisimo li gioielli e li villoni ,
che vadan a viver tra la pora gente ,
vennemo tutto.... e famo li milioni .

Co li sordi tante case popolari ,
pe' le strade un po' più de pulizia ,
ciascuno avrà li beni necessari ,
e più valore alla democrazia .

Famo che 'n crocierista vale cento ,
e se sa... che me so' tenuto stretto ,
....li nostri a sperperà ci hanno talento ,
or diteme s' è giusto 'sto sonetto !!!


( Bruno Panuccio 24/02/2011 )
Pubblicato da Laura Picchetti

martedì 22 febbraio 2011


Giorgio Poidomani

Berlusconi è il massimo ed il migliore interprete, di quel malcostume mentale della parte più becera ed ignorante della società italiana, splenditamente interpretata in tantissimi film di Alberto Sordi, con un'aggravante però che i film di Sordi solitamente erano commedie umoristiche e spesso a lieto fine, mentre il lavoro spaventoso di questo disgraziato fatto in Italia con le sue televisioni rischia realmente di portare il paese alla tragedia di una guerra civile, perchè è troppa la gente che si è bevuta il cervello dietro le sue panzane.

Io comprendo lo spirito di Roberto Saviano quando dice che con questa gente dobbiamo parlare e convincerla degli errori che stanno commettendo nel sostenerlo, ma per diretta esperienza nelle piazze e nei mercati vi assicuro che è un compito estremamente arduo. Comunque anche per noi non sottovaluterei i rischi reali di una involuzione autoritaria, se come sembra questa volta difficilmente riuscirà a sottrarsi ad una rapida sentenza, anche in contumacia, che potrebbe inchiodarlo per un reato rivoltante

lunedì 21 febbraio 2011

"Legittima difesa repubblicana contro l'eversione costituzionale"

SE NON ORA, QUANDO?

Modesta proposta ai parlamentari delle opposizioni
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Per una Federazione democratica
Un nuovo Cln per liberare l'Italia dal berlusconismoIl governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente “perinde ac cadaver”, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri.
Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fli, che ormai riconoscono l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate. Se non ora, quando?

Andrea Camilleri
Roberta De Monticelli
Paolo Flores d’Arcais
Dario Fo
Margherita Hack
Franca Rame
Barbara Spinelli
Antonio Tabucchi
Marco Travaglio

(21 febbraio 2011)

venerdì 11 febbraio 2011

Il Cavalier de Lapalisse (Marco Travaglio)





Nell’Avaro di Molière, il valletto Valerio cita una massima antica: “Bisogna mangiare per vivere e non vivere per mangiare”. Arpagone s’illumina d’immenso: “Ben detto! Vieni, voglio abbracciarti, è la miglior sentenza che abbia udito in vita mia. Bisogna vivere per mangiare e non mangiare per vi… No, non è così? Come hai detto?”. Valerio: “Che bisogna mangiare per vivere e non vivere per mangiare”. Arpagone: “Me la devi scrivere, voglio farla incidere a caratteri d’oro sul camino della sala da pranzo”.
Anche B., ultimamente, ha orecchiato una frase: “Tutto quel che non è espressamente vietato dalla legge è lecito”.
Dev’essere di Monsieur de Lapalisse, quello che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo. Ma il nostro premier ne è rimasto letteralmente folgorato, tant’è che s’è messo in testa di infilarla nella Costituzione all’articolo 41 (un 41-bis che, diversamente da quello dei mafiosi, gli piace un sacco). Ieri in conferenza stampa la ripeteva tutto giulivo, con l’aria ispirata che doveva avere Einstein quando scoprì la Teoria della relatività.
E ne aveva ben donde: se tutto quel che non è vietato dalla legge è lecito, basta cambiare la legge che vieta qualcosa e tutto diventa lecito. Per uno abituato a fare le leggi e a violarle, è un’illuminazione: per non violarle più, basta cambiarle un attimo prima di violarle.
A saperlo prima, la sera del 27 maggio bastava un decreto per imporre l’immediato rilascio e l’automatica promozione alla maggiore età delle marocchine minorenni fermate per furto che abbiano fatto almeno un bungabunga ad Arcore, e si sarebbe risparmiato quella spiacevole telefonata in questura con tutto il casino che ne è seguito.
Intercettazioni, perquisizioni, indagini, processo immediato e ora addirittura la “causa allo Stato” contro le toghe rosse.

Anche perché, sebbene non sia vietato dalla legge, non si capisce bene come farà il rappresentante dello Stato a far causa allo Stato.

Userà l’Avvocatura dello Stato, la stessa che dovrebbe rappresentare lo Stato contro di lui?

Finora s’era vista la Presidenza del Consiglio parte civile, a nome dello Stato, contro il premier imputato di aver danneggiato lo Stato corrompendo giudici e testimoni: in caso di condanna, il presidente del Consiglio deve pagare i danni alla Presidenza del Consiglio.
E altri danni dovrà rifondere se condannato per concussione alla Questura di Milano. Ma intanto lui chiede i danni al ministero della Giustizia perché i giudici lo processano per concussione alla Questura.
Magari, alla fine, con una mano pagherà e con l’altra incasserà. O farà un giroconto. In fondo tutto ciò che non è vietato dalla legge è lecito.
Dev’essere per questo che il ministro Frattini, il sottosegretario Bonaiuti e uno sventurato interprete (massima solidarietà ai tre casi umani) han dovuto giurare a Ghedini che davvero B. credeva che Mubarak avesse una nipote marocchina. Infatti, per evitare l’incidente diplomatico, la fece consegnare dalla Minetti non al consolato egiziano, ma a una prostituta brasiliana.
Ma nessuna legge vieta ai ministri di sputtanarsi come meglio credono.
Calderoli, per esempio, qualche mese fa bruciò col lanciafiamme “385 mila leggi inutili”: purtroppo una fiammata collaterale incenerì la norma che assicura l’appartenenza del Canal Grande alla città di Venezia, mentre ora non si sa più di chi sia. Con un altro sbocco di calore incontrollato, il ministro piromane s’è pure fumato il regio decreto del 1866 sull’annessione all’Italia del Veneto e di Mantova, che ora potranno tornare serenamente agli austriaci e al granduca.
Conoscendo Calderoli, si teme che accendendosi una sigaretta riconsegni l’Alto Adige agli Asburgo, riconquistando però Nizza e Savoia.
Del resto la legge non vieta ai ministri di fare o giurare cazzate, e tutto ciò che la legge non vieta è lecito.
Anche se è molto ridicolo.
Ma il ridicolo non ha mai ucciso nessuno.
Se no farebbe una strage.



Il Fatto quotidiano 10.02.2011

venerdì 5 novembre 2010

domenica cade il governo.......e vai!


Il Presidente della Camera ha già emesso la propria sentenza:
ieri il Premier Silvio Berlusconi avrebbe pronunciato “un discorso deludente, tardivo e senza prospettiva“.

Difficile immaginare che Futuro e Libertà rinnovi la
propria fiducia nei riguardi del Cavaliere, reo di “non
aver governato il Paese, ma solo pensato ad affari privati”
chiosa il finiano Bocchino.

Una situazione che pone l’Italia con il fiato sospeso, in attesa che la convention di Perugia (indetta da FLI per domenica) decida le sorti dell’attuale maggioranza.

Sui blog, nei circoli e tra i militanti finiani, sembra diffusa la convinzione che la scelta più saggia sia quella di staccare la spina, dissociandosi dalla condotta politica e morale del Cavaliere.

Si parla già di governi tecnici e di nuove alleanze che coinvolgerebbero Casini. Sarebbe doveroso che il Presidente della Repubblica, preso atto dell’incapacità di governare, indica nuove elezioni.

Al più presto e con buona pace delle escort che rimarranno senza lavoro per un po’.


............mai come in questo momento "IL PAESE" è chiamato a dare un segnale forte .......quindi prepariamoci per LA GRANDE MOBILITAZIONE NAZIONALE che vedrà i cittadini scendere nelle piazze principali delle loro città per chiedere LE DIMISSIONI di Silvio Berlusconi...il 6 Novembre alle h.10.30....dai cassa integrati a quelli che lo saranno tra poco, ai precari e ai non precari, a quelli che hanno "ancora"il lavoro ,ai pensionati, agli indignati, alle casalinghe, alle badanti, agli extracomunitari , al popolo viola, ai comitati, movimenti, politici e non, studenti, universitari,omosessuali,polizia,TUTTI, NESSUNO ESCLUSO, scendiamo in piazza e difendiamo il nostro diritto ad avere un governo democratico e rispettoso della legalità...... PASSA PAROLA..........diffondete a tutti è un dovere....!!!!!!!!!!!

martedì 26 ottobre 2010

26/10/2010, ore 13:13 - Napoli


26/10/2010, ore 13:13 - Napoli. I Bros occupano la Regione e finiscono all'ospedale

Chiedono lavoro e si "beccano" le manganellate...
di: Giovanni De Cicco



Ultim'ora: I manifestanti sono 14. Dodici ancora fermi in Questura, mentre due disoccupati sono stati ricoverati all'Ospedale "Pellegrini" di Napoli.
NAPOLI - La risposta alle esigenze di lavoro non può essere la repressione o le manganellate. Soprattutto quando le proteste non costituiscono un problema per l’ordine pubblico ma si tratta semplicemente di iniziative pacifiche per accendere i riflettori su un dramma che impoverisce migliaia di famiglie.
Stamattina (martedì 26 ottobre), al centro direzionale di Napoli, nella sede del Consiglio regionale, è accaduto un episodio gravissimo che testimonia da un lato, quanto la tensione sia alta sull’emergenza lavoro, e dall’altro, la distanza dei consiglieri regionali e degli assessori dalle istanze della popolazione.
Circa venti disoccupati, inseriti nel progetto Bros, ex Isola, sono entrati nel Palazzo del potere ed hanno occupato una stanza al secondo piano. Tutto in maniera pacifica. Venti padri di famiglia che rivendicano un posto di lavoro, che chiedono alle istituzioni di non essere dimenticati dopo aver svolto per anni il percorso sancito dalla Regione: formazione orientamento ed esperienze lavorative. Il tutto per un reddito mensile pari a circa 500 euro. La fame.
I venti disoccupati hanno esposto dalla finestra uno striscione: “Lavoro per tutti, progetto Bros”. Nulla di male. Bastava l’intervento dell’assessore al Lavoro Severino Nappi, di un qualsiasi rappresentante della giunta Caldoro o di un semplice consigliere regionale, per fornire spiegazioni sul nuovo piano lavoro e sulla prospettiva dei 4mila precari “Bros”. Insomma, la gente si lamenta, di fronte all’indifferenza dell’amministrazione pubblica e delle istituzioni tenta, con iniziative pacifiche, di accendere i riflettori sul loro dramma e la politica non interviene. Anzi, fa di più. I consiglieri regionali chiamano le forze dell’ordine che arrivano con delle camionette blindate. Lo sportello si apre, scendono gli uomini in assetto antisommossa. Caschi, scudi, parastinchi e manganelli. Come se fosse un blitz per arrestare chissà quale boss o per scontrarsi con un migliaio di facinorosi. Salgono su, al secondo piano, e succede l’incredibile. Si ascoltano urla pure dall’esterno del Palazzo. Davanti all’ingresso, in fretta e furia, si radunano altri disoccupati. Una ventina. Arrivano diverse telefonata e la comunicazione: “I disoccupati al secondo piano sono stati massacrati”.
La rabbia aumenta, si diffonde un sentimento comune di amarezza e di impotenza. Gli ingressi vengono blindati da carabinieri in assetto antisommossa. Ma dei “compagni” che hanno occupato il Palazzo non v’è traccia. Nessuno riesce a vederli. Non escono dagli ingressi principali. Arrivano gli ordini. Alcuni blindati si trasferiscono nel garage sotterraneo del Consiglio regionale. E’ tutto pronto. Le camionette entrano nel sito per prelevare i manifestanti senza che nessuno veda niente. Addirittura i dirigenti delle forze dell’ordine “cacciano” un giornalista di "Julienews" ed un fotografo dell’Ansa. “Ve ne dovete andare”. Non c’è nessun rischio per l’ordine pubblico. Nessun problema. Tutto sotto controllo. Ma giornalisti e fotografi vengono "cacciati". nessuno deve sapere. C'è solo la necessità di evitare che i manifestanti venissero fotografati. Perché? Nessuno lo ha capito. Mettono alle calcagna un poliziotto che scorta il reporter e il fotografo dell’Ansa sulle scale che portano al piano superiore. Nessuno deve vedere e nessuno deve sapere. Diritto di cronaca violato e chissà quale altro diritto violato. I consiglieri regionali nelle loro stanze come se nulla fosse successo. Questa è la fotografia di una mattinata di vergogna.

CARLO VIZZINI....


POLITICA E WEB
Lavori sul Lodo a porte chiuse
E Il Pd li racconta su Facebook
Iniziativa dei senatori del Pd Ceccanti e Sanna. No del presidente della commissione alla diretta web. E allora partono i post e i commenti in diretta
di CARMINE SAVIANO
Carlo Vizzini
ROMA - L'occhio della rete nella Commissione Affari Costituzionali del Senato. Per portare in diretta web la discussione sul Lodo Alfano. I promotori dell'iniziativa sono Stefano Ceccanti e Francesco Sanna, senatori del Partito Democratico. Che sulla pagina Facebook "Rompiamo lo scudo" 1, forniscono in tempo reale appunti e commenti sulla discussione in corso. Si parte poco dopo le 14 e 30. Un flusso ininterrotto di post. Per informare i cittadini "nel modo più ampio possibile".

Massima pubblicità. A far conoscere al presidente della Commissione Affari Costituzionali, Carlo Vizzini (Pdl), l'intenzione di realizzare la diretta web sono gli stessi senatori Sanna e Ceccanti. Che, dato l'argomento, chiedono la massima pubblicità della seduta. E' Francesco Sanna che riporta la replica del senatore Vizzini: "Il Presidente della Commissione dice no perché il regolamento del Senato non lo prevede". Passano solo pochi secondi e sulla bacheca Facebook del gruppo compare un messaggio firmato da Stefano Ceccanti: "Rispondiamo che essendo il Lodo Alfano sottoponibile a referendum, i cittadini devono essere informati nel modo più ampio possibile".

La proposta di Ceccanti. Nonostante il rifiuto, i due senatori del Pd non demordono. Scrive Ceccanti: "Ho preannunciato una proposta di riforma che renda sempre possibile la pubblicità delle sedute delle commissioni in sede referente e di renderla obbligatoria nei casi di leggi costituzionali e di revisione costituzionale". Poi inizia la diretta della discussione. Si parte con Vizzini che legge la lettera inviata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Segue l'intervento di Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato. Sanna: "Per la Finocchiaro il quadro politico della discussione del Lodo Alfano è cambiato dopo la lettera del Capo dello Stato e le critiche dalla stessa maggioranza".

La lettera di Napolitano. Il report dell'intervento della Finocchiaro continua. "E' sbagliato dire che anche ordinamenti hanno questo tipo di immunità. Solo in Francia ciò avviene, ma perché lì il Presidente è eletto direttamente dal popolo". Poi la proposta del Pd: la lettera di Napolitano "è il 'fatto nuovò previsto dal regolamento del Senato per sospendere la discussione del disegno di legge". Si va al voto, ma l'ipotesi dei democratici viene respinta, e Vizzini chiede che l'intervento del Presidente della Repubblica non venga discusso. Poi D'Alia, Udc, che pretende alla maggioranza chiarezza sulla questione della reiterabilità dell'immunità.

Utenti eccellenti. Mentre la discussione prosegue, tanti politici aderiscono al gruppo su Facebook. Tra questi anche l'ex segretario Walter Veltroni e Roberto Gualtieri, europarlamentare del Pd. Che s'iscrivono giusto in tempo per la replica di Anna Finnocchiaro: "Stanno intrecciando la corda con la quale si impiccheranno, sono in stato assolutamente confusionale. C'è Fini che dice di no alla reiterabilità. Poi, c'è Alfano, che dice parliamone. Quagliariello e Gasparri dicono: 'Non si tocca'. Poi fanno una nuova proposta sulla reiterabilità a tempo. Ma di cosa stiamo parlando?".

Il rinvio. La decisione finale arriva poco prima delle 16, con Vizzini che propone di riaprire i termini per la presentazione di emendamenti. La proposta passa e la seduta si chiude. E sul web già si aspetta la prossima seduta della Commissione: "Ritroviamoci qui giovedì e vediamo che succede".

(26 ottobre 2010) © Riproduzione riservata

sabato 23 ottobre 2010

Se i mantenuti dalle aziende di Berlusconi dicessero basta?

di Giorgio Santelli


Ed allora via dalle aziende del Premier.
Sarebbe questa la prima idea che mi balenerebbe nel cervello se fossi al posto di uno di quelli che, secondo il Giornale, sarebbero "i mantenuti da Berlusconi".

Fabio Fazio, Roberto Saviano, Roberto Benigni, Gustavo Zagrebelsky, Eugenio Scalfari, Concita De Gregorio, Gianrico Carofiglio, Christian Raimo, Paolo Rossi, Antonio Albanese sarebbero stipendiati direttamente dalle aziende di Silvio Berlusconi.
Einaudi, Rizzoli, Endemol, Medusa, Mondadori: lavorano o pubblicano per loro. Ma il Giornale non chiarisce un fatto, ovvero che queste società di produzione e case editrici devono molte delle loro fortune proprio a questi scrittori, artisti, attori, giornalisti e conduttori.

Così sarebbe bello comprendere, innanzitutto, quanto ci guadagnano le aziende a dare "voce" ai dissidenti.
E sarebbe bello conoscere anche se le società ed i loro dirigenti quando hanno aperto il Giornale questa mattina non si siano un po' preoccupati di questo attacco durissimo sferrato alle loro "galline dalle uova d'oro".

Il clima diventa più pesante e il Giornale rischia di essere più realista del Re. Berlusconi, quotidianamente, afferma che il conflitto di interessi è una gigantesca panzana, dice di non controllare nulla.

E poi, il Giornale afferma a tuttapagina che anche i dissidenti vengono stipendiati dal Re. Un quadretto meraviglioso che dipinge, addirittura, un despota illuminato che elargisce prebende agli oppositori.

Quanto sarebbe bello uno scatto d'orgoglio?
Quanto sarebbe bello che nella giornata di oggi Fabio Fazio interrompesse la sua collaborazione con Endemol e scegliesse di studiare un format nuovo con una casa di produzione indipendente.
Quanto sarebbe bello se Eugenio Scalfari decidesse di pubblicare i suoi prossimi lavori con la Sellerio (Andrea Camilleri ha rifiutato sempre la corte di editori diversi).
Quanto sarebbe bello se tutti gli altri dicessero all'unisono "no" al principe illuminato e al Giornale e creassero una nuova casa editrice, o si rivolgessero ad una casa editrice nella quale non c'è nemmeno lo 0,1% di proprietà di Berlusconi, delle sue società o dei suoi familiari.
E' troppo? E' un sogno?
Eppure sarebbe una grande scelta di libertà!

santelli@articolo21.info

venerdì 15 ottobre 2010

italia berlusconiana ................

La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (Montanelli)


La puntata di ieri di Annozero ha fatto il 23.47% di share, 6.282.702 spettatori.
In qualsiasi azienda chi facesse ostracismo, mobbing, verso chi porta certi risultati verrebbe cacciato a calci in culo.
In Italia invece si puo' fare il contrario e leggere anche le critiche dei soliti professionisti dell'arricciamento di naso.

Intanto Masi querela Vauro per la vignetta(vedi blog)Ma direttore Masi suvvia,ci dica la verità,hai riso pure tu,e forse ti sei specchiato nel tuo essere ridicolmente SERVO.

La satira serve proprio a questo, a riflettere sulle miserie umane,in Italia dunque c'è l'imbarazzo nella scelta degli argomenti e delle persone su cui meditare e vergognarsi per aver permesso che arrivassero ai posti di comando.

La puntata di ieri di Annozero ha fatto il 23.47% di share, 6.282.702 spettatori. In qualsiasi azienda chi facesse ostracismo, mobbing, verso chi porta certi risultati verrebbe cacciato a calci in culo.
In Italia invece si puo' fare il contrario e leggere anche le critiche dei soliti professionisti dell'arricciamento di naso.


Il "Nero che avanza....


A Michele Santoro.....

Dieci giorni di sospensione e di mancata retribuzione a partire da lunedì 18 ottobre.
Il problema non è Santoro o Masi: è il segnale che questa gente vuole mandare ai cittadini/sudditi.
Non ti devi permettere di criticare o essere irriverente, perche' o ti appioppo una punizione o ti confeziono un bel dossier che ti sputtana e segna per sempre la vita.
Punirne uno per educarne cento.
Siamo ormai al tentativo di instaurare una dittatuta facendo fuori quelli scomodi come Santoro: è il capo che comanda e i servi eseguono.
Sospendere una trasmissione che si autofinanzia quasi per intero con gl'introiti pubblicitari, che fa guadagnare all'azienda Rai milioni di euro ogni settimana è un'azione da irresponsabili delinquenti in malafede.
E da servi mascherati da dirigenti strapagati da altri.
Altro che l'uso criminoso di cui vaneggia il buffone,siamo in Dittatura il nuovo fascismo "il Nero" avanza.....
Poi Santoro "punito" per uso personale della televisione: allora berlusconi e i suoi ascari che punizione dovrebbero avere? direttore Masi, cosa dovrebbero fare con te dopo che sei stato intercettato ed hai rivelato un comportamento indegno?

Allo schifo non c'è piu' limite, un presidente del consiglio proprietario dell'ottanta per cento dei media italiani e che grazie al suo ruolo politico controlla il restante, tv pubblica PAGATA COI SOLDI DI TUTTI, compresa e che puo' decidere per mezzo dei suoi yes men piazzati in ogni dove cosa deve andare in onda e cosa no? direttore Masi, Santoro ti ha mandato a fare in culo anche a nome mio,di tutti i cittadini, tutti gli abbonati Rai che credono nell'informazione libera e che pensavano di vivere ancora in un paese libero e democratico, non nell'Italia degli anni '40.

Poi Berlusconi può fare le corna, fare cucù al G8, può bestemmiare in diretta.
Bossi può dire sconcezze, può offendere i cittadini romani, i meridionali, può insultare la Bandiera, le Istituzioni, Cicchitto può mentire alla grande, si possono creare dossier, documenti falsi, si ed altre sconcezze sul tg1, ma Santoro non può fare il suo programma, non può ribellarsi alla censura, ma soprattutto, non può dar voce al dissenso!!!!
http://eleboa.blogspot.com/2010/10/il-nero-che-avanza.html#links


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Anni di piombo? No, uova e vernice
Per giornali e tg alcune proteste sono diventate azioni quasi terroristiche. L'unico episodio davvero pericoloso è stato il fumogeno contro Bonanni a Torino
L’ unico momento in cui si è rischiato davvero qualcosa, è stato alla festa nazionale del Partito democratico, a Torino, l’8 di settembre. Rubina Affronte, militante del centro sociale torinese Askatasuna, lancia un fumogeno contro Raffaele Bonanni. Il leader della Cisl viene colpito in pieno petto, qualche decina di centimetri più in alto e i danni non si sarebbero limitati a un giubbotto bruciato. Bonanni parla subito di “squadristi”, in tanti intravedono un ritorno degli anni di piombo.

Sacconi vede i terroristi

Oltre Bonanni, è stato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a suggerire le analogie più violente. Resta agli atti, per esempio, una sua intervista alla Stampa del 2 ottobre in cui si spingeva fino a individuare un “filo che può portare dalla violenza politica all’omicidio politico”, cioè dalle uova e dagli striscioni alle pistole P38. Sacconi intravede “non un disegno organico di rovesciamento del sistema, quanto la tentazione di intimidire e condizionare il normale corso democratico”. Bonanni non si è tirato indietro, consapevole che per riempire la sua piazza del Popolo, nella manifestazione congiunta con la Uil di sabato scorso, un po’ di tensione avrebbe aiutato. E quindi si è prodotto in una sequela di invettive contro “squadracce che si muovono come fascisti” e “cattivi maestri”. Fino a quel grido, quasi liberatorio, perfetto per evitare che la tranquilla piazza della Cisl trasmetta l’immagine di un Paese molto più pacato dei suoi leader: “Dieci, cento, mille Pomigliano”. E giù polemiche e insulti.

Con questa chiave di lettura, il ritorno degli anni di piombo e della violenza extraparlamentare, vengono interpretati gli eventi delle settimane successive. Che, a parte un paio di dure contestazioni a Treviglio e a Livorno da esponenti della Fiom contro la Cisl, sono solo scritte sui muri e qualche lancio di uova o volantini. “’Ricordo bene gli anni di piombo a Torino, li ho vissuti sulla mia pelle. Anche allora si cominciò coi fischi, poi vennero i lanci di bulloni, le spranghe e infine si cominciò a sparare”, dice Piero Fassino del Pd.

Sui giornali e in televisione, quindi, qualche insulto vergato con lo spray diventa un “assalto”, il simbolo di falce e martello con una stelletta stilizzata, simile a quella che c’è nel logo di Rifondazione comunista, viene presentato come “una stella a cinque punte”, a evocare quella delle Brigate Rosse. I volantinaggi si trasformano in “aggressioni”. Certo, vola qualche sasso e la contestazione arriva anche alla sede nazionale della Cisl a Roma: vernici e fumogeni per denunciare la linea giudicata troppo morbida del sindacato guidato da Bonanni nella vicenda Fiat. Ma dietro non ci sono terroristi, bensì un gruppo di disobbedienti romani già noto per le sue proteste a base di letame.

I lanciatori di uova poco minacciosi

Visti da vicino, questi lanciatori di uova, sembrano assai meno minacciosi che nei telegiornali. Martedì pomeriggio, per esempio, a Roma era annunciata una bellicosa manifestazione di lanciatori di uova che nel mirino avevano addirittura la sede centrale di Confindustria. Alla fine i manifestanti erano poche decine di pacifici impiegati statali e studenti, in un’anonima piazzetta dell’Eur, a 300 metri da Confindustria,con uova di cartone giganti e una frittata (vera) su un fornello spento. Ma intorno c’era la polizia in tenuta antisommossa, decine e decine di uomini. Come quelli che ci saranno lungo il corteo e in piazza San Giovanni domani. Dentro i sindacati sanno che il bilancio della manifestazione dipenderà da loro almeno quanto dalla capacità della Fiom di tenere sotto controllo i centri sociali e i disobbedienti.

In questi giorni, infatti, i dirigenti sindacali non solo della Fiom sembrano paventare più il bis di scontri con le forze dell’ordine come quelli di Genova nel 2001, piuttosto che delle gambizzazioni e degli omicidi politici. A microfoni spenti, e sottovoce in qualche intervista ufficiale (come in quella dell’ex dirigente Fiom, ora Idv, Maurizio Zipponi sul Fatto), c’è chi nota che in troppi hanno interesse a che succeda qualcosa. Per derubricare poi tutte le rivendicazioni della Fiom a eccessi di una minoranza estremista e violenta.

“Una sede sindacale è un simbolo democratico e del lavoro. La consideriamo un luogo inviolabile”, ha ripetuto anche ieri Susanna Camusso, che tra pochi giorni prenderà il posto di Guglielmo Epifani alla guida della Cgil. Ma le condanne di ogni intemperanza, da parte della dirigenza di Cgil e Fiom, per i sostenitori della strategia della tensione sindacale vengono sempre interpretate come parole di circostanza, invece che una dichiarazione di fermezza.

da il Fatto Quotidiano del 15 ottobre 2010